Bestie di scena
- 5 feb 2018
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Lo spettacolo di Emma Dante, Bestie di scena, non è mai iniziato: entrato nel Teatro Petruzzelli ho assistito ad una non-rappresentazione, nei fatti lo spettacolo è replicabile in qualsiasi momento, ovunque, è lo spettacolo della vita. Forse proprio questa è l’abilità dell’autrice: nel sottolineare parti del nostro essere delle quali non ci accorgiamo più perché parte dell'abitudine.
Spogliarsi dei propri abiti, togliere la nostra corazza, non è mai semplice soprattutto di fronte a un teatro gremito di gente, gli attori, di grande bravura, hanno dato il loro meglio nel rappresentare nient’altro che coloro che li guardavano. Se a primo impatto la nudità ha detestato scalpore in seguito, grazie alla capacità d’abitudine e al riconoscimento delle imperfezioni simili a tutti noi, il pubblico ha preso coraggio e ne ha trasmesso altrettanto, nel finale, arrivato d’improvviso, come del resto l’inizio, è parso che tutto facesse parte della normalità e che chiunque sarebbe potuto andare lì di fronte a tutti e con un atto di estrema facilità mostrarsi per come in realtà è veramente, senza maschere, senza la paura di non essere apprezzato.
Il tutto è accompagnato dalla presenza invisibile ma pressante della “Natura” rappresentata nelle stesse forme dicotomiche con la quale anche il Leopardi la descrisse: Madre-Matrigna; così se da un lato porge la mano per affrontare la vita, dall’altra ci abbandona alle regole inamovibili del ciclo vitale: sofferenza e dolore. Sul palco si mostra tutta l’inettitudine umana, i vizi che la contraddistingue e la forza con la quale solo il gruppo è in grado di gestire situazioni difficili.
Troppo spesso pensiamo di riuscire da soli a soddisfare le nostre voglie di felicità, attraverso la solitudine, colmando ogni vuoto con parti, a dir il vero mancanti, della nostra personalità. Alla fine lo spettatore, che è anche attore, si porge una domanda: “L’azione collettiva conserva l’autonomia dell’individuo o la cancella?
La domanda predetermina la scelta togliendo la complessità di una questione. Grosso modo vengono sperimentati due tipi di problematiche: l’individuo si aggrega con il gruppo solo per proprio interesse o l’individuo cosciente delle norme, dirette o indirette, vigenti all’interno di una comunità mette nelle mani di chi ha il potere capacità di influenzare.
In conclusione questa esperienza meravigliosa regalatami dal Teatro ha fatto di me un uomo più consapevole della caducità della vita e di quanto questa sia tenuta in un equilibrio precario fatto di cose da fare e di cose da non fare, ora so che tutto può – deve – essere messo in discussione e rivalutato per quello che è: una bellissima fregatura!
Grazie dell'attenzione,
Antonio.





















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