Inno alla bellezza
- 13 gen 2018
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Un applauso scrosciante e il sorriso di una danzatrice rispecchiato negli occhi di un ballerino commosso, in fine spettacolo, basterebbe per decantare la bellezza di "I am Beautiful".
Nove ballerini, cinque ragazze e quattro ragazzi, hanno mostrato come il movimento sinergico di corpi versati, mischiati, nell’arte della danza possa restituire bellezza. La splendida scenografia unita alle musiche hanno sicuramente aiutato a saldare ancora una volta il binomio teatro-danza.
Ad esibirsi è stata la compagnia di Roberto Zappalà, meglio noto ai più per i successi ottenuti nel 2009 e 2015 targati Danza&Danza, il catanese crede fermamente al rapporto tra uomo e territorio – come dargli torto?! – e questo fa sorgere una poetica fondata sulla contrapposizione. La sua Terra n’è ricca: tra mare e terra, nella natura, e tra nero e bianco, nell’architettura.
In "I am Beautiful" l’arte sembra invertire i ruoli e invece di dare spunti per il ragionamento, a chi la guarda, tenta di parlare con sé stessa e capirsi, forma omogeneità e regressione, i ballerini non si sovrappongono l’uno con l’altro, nessuno di loro emerge, manca un vero protagonista e questo rende possibile l’identificazione dello spettatore sulla scena con quella parte più interna di noi che tenta di emergere, non importa da dove, quella parte repressa e naturalmente istintiva.
"Sorgi dal nero abisso o discendi dagli astri? Il Destino incantato segue le tue gonne come un cane: tu semini a casaccio la gioia e i disastri, hai imperio su tutto, non rispondi di nulla."
- Charles Baudelaire
Questo spettacolo è stato un inno alla libertà dell’essere e alla consacrazione della bellezza: corpi che danzavano in armonia l’uno con l’altro, quasi a formare una sola figura, forte, ricca d’espressione e movimento. Non c’è stato momento migliore nell’esibizione: il ballo sincronizzato, dove la musica, il ritmo e libertà ritrovati in quei corpi hanno dato vita a una meraviglia unica.
Limite della società occidentale è considerare il dolore come una parte da reprimere e cancellare il prima possibile, in "I am Beautiful" ho ritrovato l’amore per ogni parte dell’io, dalla sofferenza alla repressione dell’amore, dalla caduta alla risalita, dalla morte alla vita. È stata una vera esperienza e avrei tanto voluto che continuasse, sentivo che non ne avrei mai avuto abbastanza di quella danza che risaliva i miei nervi e giungeva diretta al mio cervello regalandomi piacere e goduria.
La visione che viene a crearsi fa sempre capo a quella matrice siciliana, qui la lava e l’Etna ispirano la mente dell’autore. Il fluido incandescente infatti fa tabula rasa di ogni cosa e il suo movimento è inarrestabile, nonostante sia così pericolosa offre all’uomo autenticità, proprio perché non velata, perché assolutamente realistica.
Lo spirito dello spettacolo è sicuramente barocco, simile a quello delle chiese siciliane ma non troppo sfarzoso, i corpi sono ben definiti e acquistano struttura con l’interpretazione, si limita a confondere e a non garantire alcun punto di riferimento, la scena viene decentralizzata per acquisire naturalezza. Fondamentale è la poetica degli sguardi, "I am Beautiful" è un universo brulicante pieno di energia che invita lo spettatore a guardare stabilendo l’importanza dei punti di vista, non ne esiste uno sbagliato ma il rischio è di non assaporare la bellezza nella sua integrità.
Così escludendo la morale, il bello diventa sublime, l’orrido muta in bellezza e poesia; nell’arte non vi può essere morale, ma colori, espressione pura della realtà. Il corpo è una merce, che si vende e si compra, che si mette in mostra, che s’imbelletta e alla fine si sbatte su un letto, per poterla gustare. La bellezza sta negli occhi di chi guarda. È appunto questa grazia sgraziata, quest’opulenza nelle forme informi, queste luci forzate da can-can, questi tagli di traverso, che fanno dell’orrore l’essenza della bellezza.
L’emozione deve essere plurima, modificabile in base all’interpretazioni per riportare in auge il potere dello spettatore in grado cosi di gustare le cose a caldo, come quando un uomo mangia il cibo, quello siciliano ad esempio, o come quando la lava divora ogni cosa incontri sul suo cammino.
Il mezzo usato per congiungere la bellezza è la danza, un’ancora per le emozioni.





















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