Alla ricerca di noi stessi
- 7 gen 2018
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La prima rappresentazione dei Sei personaggi in Cerca d’Autore si tenne il 9 maggio 1921 al Teatro Valle di Roma: lo spettacolo si concluse in un vero fiasco; quest’opera ruppe tutti canoni del teatro e spinse l’asticella molto più lontano, Pirandello però poté godere in vita del successo dei suoi Personaggi che furono poi apprezzati a Milano, pochi anni dopo.
La fantasia porta a casa Pirandello personaggi vivi da poter toccare, vivi da poterne udire il respiro, ciascuno ad attendere con il proprio tormento sulla scena, tutti uniti dalla nascita dall'attesa d'essere inseriti in un qualche spettacolo.
“È da tanti anni a servizio della mia arte (ma come fosse da jeri) una servetta sveltissima e non per tanto nuova sempre del mestiere.
Si chiama Fantasia.”
- Luigi Pirandello
I Sei Personaggi in Cerca D’Autore che compaiono sulla scena del Petruzzelli, rappresentati da Eros Pagni, con la regia di Luca De Fusco, intervengono mentre nel teatro “vuoto” un capocomico prova, con i suoi attori, la sua commedia: i Personaggi appaiono con un effetto speciale, concedetemi il termine hollywoodiano, da un’apertura delle quinte.
Questo è un nodo fondamentale per lo spettacolo che si caratterizza per la caduta della quarta parete, se ai primi del Novecento gli attori recitavano pensandosi chiusi in una stanza con una parete tra loro e la sala ora questa crolla e il teatro tutto diviene parte della rappresentazione, questo permette un pieno coinvolgimento del pubblico che viene quasi tirato nell’azione e si sente parte di questa.
I Personaggi divengono veri e propri esseri viventi, si confondono con il pubblico, interagiscono con la scena e creano il metateatro. Le creature di fantasia provano a convincere gli attori a mettere in scena la loro storia ma cercano una verità la quale non sanno restituirgli.
"Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!"
- Luigi Pirandello
I Sei non sono veri e propri personaggi sono fantasmi vivi, illuminati sulla scena con una luce lunare a differenza degli attori e del capocomico rappresentanti la realtà, sono nati per essere rifiutati, questo fa sorgere il conflitto tra realtà e finzione.
“Il conflitto immanente tra la vita e la forma è condizione inesorabile non solo dell’ordine spirituale ma anche di quello naturale. La vita che s’è fissata, per essere, nella nostra forma corporale, a poco a poco uccide la sua forma.”
- Luigi Pirandello
Si può rappresentare un personaggio rifiutandolo?
"Ogni fantasma, ogni creatura d'arte, per essere, deve avere il suo dramma, cioè un dramma di cui esso sia personaggio e per cui è personaggio. Il dramma è la ragion d'essere del personaggio; è la sua funzione vitale: necessaria per esistere."
- Luigi Pirandello
Il racconto è la vita dei personaggi, loro resistono al tempo e il loro dramma è più forte di ogni morte, resteranno immortali e non passera mai il tempo per loro. Gli Sperduti prendono vita e caratterizzano la scena impostando il vero pensiero dell’autore; così Don Chisciotte e Sancho Panza hanno più attendibilità storica di Cervantes e non è Shakespeare ad aver creato Amleto o Macbeth ma al contrario sono loro ad averlo creato.
Chi conosce i vari lati di sé stesso? Siamo tutti personaggi e interpretiamo più ruoli nella nostra vita - abbiamo una maschera per la famiglia, una per gli amici, una a lavoro - alcuni se ne rendono conto e divengono maschere nude, coscienti che non potranno mai trovare la verità della loro persona, gli altri non se ne accorgono e continuano, senza la coscienza dei primi, ad assumere tanti ruoli quante sono le circostanze della loro vita.





















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