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Una domenica a teatro

  • 21 dic 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

“La strega incarna i desideri, i timori e le altre tendenze della nostra psiche che sono incompatibili con il nostro io”

– Carl Gustav Jung

Voglio incominciare da qui, dall’immagine della strega che come quella di tutti gli altri personaggi ci insegue e cerca di capirci più di quanto noi vogliamo capirla. L’ombra dei personaggi di una storia è sempre quello che di noi non conosciamo che non accettiamo per qualche motivo. Ma pur sempre siamo noi.

È proprio vero la magia non ha una connotazione specifica, la si trova nei posti in cui tu non immagineresti mai di trovarla. Il teatro, come tutti siamo abituati a vederlo, ha quattro mura, soppalchi, platea, palcoscenico, foyer, backstage, ma non dobbiamo dimenticarci che in realtà per assistere a uno spettacolo basta molto di meno, e anzi i più grandi personaggi vivono fuori da questa sede.

La Casa Di Pulcinella vive in una dimensione sopra queste parti, è uno scrigno di emozioni in una zona distaccata dal centro, corrotto dalle menzogne, che cerca di allontanare. Appena entrato la mia prima sensazione è stata di stupore, “Qui tutto può succedere!”, ho immaginato, subito mi si è palesato Paolo Comentale, che per chi non lo conoscesse è un’istituzione qui a Bari per il teatro dei burattini, con la sua gentilezza e cortesia ci ha introdotto, a me e alla mia partner Giulia Negro, ai segreti del GRANTEATRINO, maschere, marionette e lavori di carta pesta unici. Parlare e conoscere questa tradizione è stata una sorpresa impagabile, non potrò mai ringraziarlo abbastanza! Ci ricorda che questo lavoro è quanto mai essenziale e forma il futuro pubblico, oltre che aiutare, chiunque vi assista, a sognare. Lo spettacolo andato in scena, “La strega Teodora e il Draghetto”, è stato un salto nella mia infanzia, un rewind di emozioni, sentimenti e stati d’animo.

Il pubblico, che inverte tutte le statistiche, è ultragiovanissmo composto da bambini con occhi curiosi e da genitori affezionati al loro dovere.

Si spengono le luci, alcuni bambini immobili sono catturati dalla scena, tra questi mi ci metto anch’io, altri giocano e partecipano attivamente e nessuno sembra sentirsi escluso, il palcoscenico sembra non terminare con la platea ma proseguire fino all’ultimo posto. Quando Draghetto al posto di sputare fuoco, come aveva chiesto alla strega Teodora, inizia a sputare aranciata l’emozione sale e tutti si lasciano andare e anche noi, aspiranti bambini, siamo soddisfatti.

Questo tipo di teatro forse non sarà il più difficile ma richiede il più alto grado di amore e affetto verso lo spettatore, in questo caso piccole creature che iniziano a toccare con mano il teatro e dunque la complessità della realtà.

Questo, alla fine, è il piccolo grande potere di una fiaba che è sicuramente molto di più di quello che appare: è un connettore sociale, perché avvicina persone di età differenti, è un veicolo per la tradizione, ma anche – e forse soprattutto – uno strumento di lavoro immaginale, perché permette alla Psyché (l’Anima) di compiere un viaggio della conoscenza incredibile.

Noi siamo stati avvelenati dai racconti di fiabe” – Anaïs Nin

Ecco che, allora, le fiabe (ed i miti, il fantastico) ci vengono in soccorso e la vita di questi personaggi diventa quanto meno “salvifica”.

È importante la vita onirica, il sogno, l’immaginazione. Ecco che cosa dovremmo imparare dai bambini: vivere i ruoli dell’Anima. Vivere con emozione/pathos, così come accade nei sogni e nei giochi. Innamorarci, anche di piccole cose, perché il viaggio dell’Anima è un viaggio di fusione, integrazione e disintegrazione delle forme, affinché ritornino al loro stato originario: immagine, sogno, mito.

Grazie per l'attenzione.


 
 
 

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