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Liberi di creare

  • 28 mar 2017
  • Tempo di lettura: 2 min

Appena seduti nessuno poteva immaginare di stare ad assistere a un vero e proprio viaggio nella mente umana, il bordello di Irma dove il regista rende reali i tormenti che ingabbiano l’uomo.

È possibile scoprire cose nuove dentro di noi?

Sappiamo tutto su noi stessi?

Non c’è un tema e non c’è una risposta a tutto questo nello spettacolo di Armando Punzo, i dubbi s’intensificano, si uniscono, collimano a formare un unico grande grumo che pesa, sui nostri pensieri, come un macigno, una pietra che schiaccia e fa male.

L’unico sollievo possibile è correre via, allontanarci da tutto. Abbandonare la quotidianità che tinge di grigio le nostre vite: allungarsi all’infinito evitando di stazionare ma tentando, se pur invano, di cercare qualcosa che non c’è. Sperimentare e vedere quello che non si è visto, perdere i punti fissi e riempirsi di domande.

La vita è un continuo succedere di eventi, non siamo che un riflesso, un momento esiste e subito dopo svanisce; gli attori della compagnia “La Fortezza” tendono a recitare una parte complicata immedesimandosi nella realtà più vera, così vera da essere estranea, immateriale, figurativa ma che appartiene a tutti noi. Il Carcere è uno stato mentale che ingoia non soltanto i carcerati ma soprattutto coloro che s’impongono divieti, coloro che si abituano alla normalità, a vivere dentro certi limiti (che non sono sempre quattro mura…). Il vero viaggio non è andare lontano da posto ma è piuttosto riuscire a vedere quel posto in modo diverso, è questo che ci insegnano questo spettacolo e questi attori.

La vita essendo movimento richiede cambiamento. Qui se vuoi stare in un posto devi correre, se vuoi andare in un altro posto devi correre il doppio, non c’è riposo, non ci sono fermate. La vita ti pone dinanzi a continue scelte, a te possono sembrare innocue, immeritevoli d’attenzione ma che poi, concatenate a tutte le scelte subordinate alla prima, determinano il cambiamento. Avvertito o meno, il cambiamento, fa parte di noi.

Ci dicono che siamo al limite di noi stessi. Possiamo, invece, reinventare tutto. Bisogna avere una meta, uno scopo ultimo e irraggiungibile, la vita dovrebbe essere governata dalle utopie.

Niente si può dare per certo, i concetti sfumano, le idee sfumano, la morte stessa sarà una sorpresa. Un lungo e incessante cammino ci separa da Essa, arriva come una ricompensa dai nostri sacrifici e dai nostri impegni. È il modo che ha la vita per farti ricordare di essere sempre messo alla prova: sarai ricordato felicemente o aspramente? Tutti dovremmo lavorare per arrivare in fondo a questo cammino stanchi ma soddisfatti e appagati; potremmo non aver risposto ad alcune domande ma la vera importanza sarà quella di aver lottato per queste e di aver agito in funzione di queste.

Un uomo senza domande vive male, la battaglia della vita non si combatte con gli altri ma con noi stessi.

Grazie per l'attenzione,

Antonio.


 
 
 

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